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ROMULUS. Dio, Re, Fondatore di Roma: giornate di studi 3-5 giugno, Ariccia

25 Giugno 2021

di Giulia Troncatti

Plutarco, in un noto passaggio dedicato alla fondazione dell’Urbe, racconta che Romolo, dopo l’uccisione del fratello, avrebbe scavato una fossa circolare, in cui depositare tutte le primizie; poi ciascun colono vi avrebbe gettato una manciata della propria terra e il tutto sarebbe stato opportunamente mescolato insieme (Vita Romuli 11). La civitas e l’identità romana sembrano nascere da quello che Gianluca De Sanctis – Professore di Storia Romana all’Università degli Studi della Tuscia – ha definito «un sangue misto»: una pluralità di contributi altri ed esterni che, raggruppati in un unico luogo e messi in dialogo, avrebbero consentito la creazione di qualcosa di più grande e importante. Pare una coincidenza curiosa e insieme significativa che, a distanza di quasi tremila anni, possiamo servirci dell’immagine consegnataci dall’autore antico per restituire il clima di scambio e collaborazione che ha caratterizzato le giornate di studi tenutesi tra il 3 e il 5 giugno ad Ariccia, dedicate proprio alla figura del Fondatore.

L’iniziativa, promossa dal museo delle religioni “Raffaele Pettazzoni”, in collaborazione con l’associazione culturale Calliope, ha infatti raccolto contributi di studiosi di differenti paesi e di diversa formazione. Archeologi, filologi, storici e romanzieri hanno portato ognuno il proprio bagaglio di competenze e conoscenze in vista del fine comune di ricostruire e delineare una figura tanto sfuggente, quanto affascinante, come quella del primo re di Roma. L’incontro ha inaugurato una serie di appuntamenti che ci accompagneranno per tutta l’estate in un doppio viaggio: nel tempo tra mito e storia; nello spazio tra i Castelli Romani con i loro splendidi paesaggi e gastronomie. Accanto a più densi momenti di ricerca e riflessione sul tema di studio, il programma offriva l’opportunità di godere delle bellezze locali, quali i Cisternoni, l’Anfiteatro di Albano Laziale e il Palazzo Sforza-Cesarini con la sua vista mozzafiato sul lago di Nemi – «la perla del Lazio» a detta del vicesindaco di Nemi, Edy Palazzi, intervenuta appunto per l’occasione. Tali visite, lungi dall’essere un semplice corollario, contribuiscono al progetto di ricerca collettivo non solo perché, come è evidente dalla narrazione di Plutarco, è fondamentale la presenza di uno spazio fisico come punto d’aggregazione e di scambio tra diverse esperienze (soprattutto alla luce delle necessarie restrizioni subite nei mesi precedenti) ma anche perché, come hanno mostrato più contributi del convegno, i luoghi e le architetture sono essi stessi fondamentali collettori di storia.

La scelta di Romolo, come apri-fila di questo ciclo di convegni all’insegna della varietà degli approcci e dei punti di vista, non stupisce, in quanto figura suscettibile di una pluralità di letture, come emerge già nella titolatura del convegno “Dio, Re, Fondatore di Roma”. Personalità ambigua e dibattuta non solo dagli studiosi contemporanei ma anche nelle testimonianze antiche, Romolo è un personaggio in grado di connettere e, al contempo, fondere insieme categorie opposte e spesso contraddittorie: il mito e la storia; l’umano e il divino, il ferino e il civilizzato; la creazione e la distruzione, l’inizio e la fine. Il mito dà alla luce due bambini semidivini e li affida a un animale per natura selvaggio ma eccezionalmente materno – la lupa -; la storia accoglie un re e le sue riforme. Il Romolo mitico vede sorgere Roma, il Romolo Augustolo storico la vede cadere. Romolo è un dio – Quirino con un proprio culto, specifici sacerdoti e può essere perfino considerato un dio causante, una forza cosmica, eppure di Romolo proprio ora si sta scavando un presunto cenotafio nel Foro Romano. Romolo è un terribile tiranno incapace di condividere la regalità con un compagno, che sia il fratello Remo o l’etrusco Tito Tazio, o il buon regnante, pronto a ogni sacrificio per il proprio popolo. Romolo è tutte queste cose, ma prima di tutto è un’idea, alla quale la storia romana, ma non solo, ha sempre guardato. In primo luogo, è stato un modello, positivo o negativo, per i regnanti successivi: noto è l’ampio uso che della figura fece Augusto, ma ancora in età tardo antica autori come Jordanes lo additavano a esempio di buon governante. Poi, soprattutto, è stato un’icona di romanità, nella quale i cittadini potevano immediatamente riconoscersi – basti pensare all’ampio uso iconografico che venne fatto dell’immagine dei gemelli, con o senza la lupa, su monumenti e monete esposti quotidianamente all’utilizzo del pubblico.

Ancora oggi, del resto, tale rappresentazione non ha perso quel forte valore identitario, così come la figura di Romolo o altre affini non hanno smesso di incuriosirci e interrogarci. E a noi tocca rispondere, ognuno portando la propria manciata di terra.

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