NOTIZIE

ANIMALI: Miti, Saperi, Simbologie: giornate di studi 7-10 luglio, Nemi; di Giulia Troncatti

23 Luglio 2021

«La morte di Enrico e la rinascita rituale e simbolico-sociale di questo convegno mi piace pensarli connessi». Queste le parole con cui Stefano Allovio – Professore di Antropologia all’Università degli Studi di Milano – apre il proprio intervento in ricordo dell’amico e collega Enrico Comba, alla memoria del quale è stato dedicato il convegno organizzato nelle giornate tra il 7 e il 10 luglio a Nemi dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”, in collaborazione con l’Associazione Culturale “Calliope”.

Le riproponiamo qui in incipit, convinti del fatto che possano restituire efficacemente il piacere di ritrovarsi nuovamente di persona, non solo per discutere temi di ricerca condivisi, ma anche per scambiare qualche chiacchera conviviale davanti a un buon piatto di carbonara; tutti momenti preziosi che il Covid-19 per molto tempo ci ha tolto e che l’occasione di questo convegno ci ha permesso in qualche misura di ritrovare. Inoltre, queste parole vogliono essere anche un accorato tributo a quello che nella memoria di tanti presenti non è stato solo un grande studioso, ma anche un maestro e un amico. A un profondo affetto per i Classici, Comba affiancava la pratica di un’antropologia militante, di un’antropologia “come rischio da correre”, lontana da prese di posizioni a priori e anzi tesa costantemente all’inseguimento della verità attraverso lo studio delle culture.

Nel ricordo di una tale figura di intellettuale, i cui contributi «ci invitano a riflettere sui limiti delle nostre discipline», a detta di Francesco Spagna – Professore di Antropologia all’Università degli Studi di Padova -, durante le giornate di ricerca, si è tentato di “fare il giro lungo” tra diverse culture e diversi ambiti del sapere. La varietà degli interventi – dal dato mitico-folklorico e artistico-letterario fino quello biologico-scientifico – invitava, infatti, ad adottare un punto di vista trasversale nel delineare la figura e la simbologia di alcuni animali e del loro rapporto con l’essere umano.

Il tema scelto, del resto, rispondeva perfettamente a questa richiesta di pluralità di apporti disciplinari e metodologici: non solo i diversi animali presi come oggetto d’indagine – il lupo, il cane, il leone, la tigre, il serpente, l’orso – hanno delle caratteristiche morfo-comportamentali molto diversificate tra loro e tali da evocare potenziali simbolici ugualmente vari; ma il loro incontro con differenti immaginari culturali è stato in grado di dare alla luce anche una serie di creature ibride e mostruose, che forse ancor di più ci spingono a interrogarci su quell’idea di limen  (limite) di cui si diceva.

Parlando di una creatura come il lupo mannaro, si potrà discutere su quale sia il limen, appunto, tra uomo e lupo, tra ferino e civilizzato, tra letteratura e scienze cognitive. Ci si dovrà interrogare sul significato di una simile costruzione, soprattutto laddove si venga a sapere che altrove si racconta di una tigre mannara capace di restituire lo stesso immaginario terrorifico, fino a rilevare, dietro i diversi dati contestuali, una medesima natura umana in cambiamento.

Del resto, anche non considerando simili creature eccezionali, indagare il rapporto uomo-animale significa scavare nella complessa relazione tra cultura e natura: dicotomia fondamentale per qualunque indagine antropologica. È possibile addomesticare dei cuccioli di lupo o, prima o poi, riveleranno comunque una natura bestiale?  È legittima e concretamente attualizzabile l’“umanizzazione” di un animale? Quanto sono “culturali” atteggiamenti particolarmente materni rilevabili in alcune specie come il lupo, l’orso, il delfino o simili? Queste e altre domande, per lo più senza soluzione, hanno rivelato la complessità di un campo d’indagine in cui i limina tra le discipline si sfrangiano, per lasciare spazio a una coralità di voci.

Infine, non sembra superfluo ricordare che un simile ambito tematico di ricerca, nonché l’approccio multidisciplinare adottato hanno trovato il loro luogo d’elezione in una zona come quella di Nemi e dei Castelli Romani: non solo perché particolarmente ricca di fauna con specie animali anche singolari e protette quali anfibi, pipistrelli, la rarissima aquila dei serpenti; ma soprattutto per il fatto che a questa enorme biodiversità animale fa da contraltare anche un’eccezionale patrimonio artistico realizzato dalla presenza umana nel corso del tempo. Di entrambe queste realtà – quella naturale e quella antropica – i partecipanti hanno potuto in qualche misura fare esperienza grazie alle quotidiane visite guidate sul territorio, spaziando tra il quieto e odoroso bosco di Nemi e le brulicanti cittadine di Nemi e Genzano, fino al maestoso santuario di Diana Nemorense.

Attiva notifiche
Notificami
0 Commenti
Scopri anche...

Una lezione di Rainer Weissengruber sulla latinità nell’antica Austria

Giovedì 18 dicembre  2025,  ore  17.30, nelle Sede romana dell’Associazione „Antico e Moderno“, via Prenestina 94 Roma Siamo lieti di invitarvi alla Conferenza  del  Prof. Rainer Weissengruber „Gli ultimi anni della presenza dei Romani nelle terre del Noricum Ripense“...

Un nuovo concorso: la Costituzione tra i banchi

Un nuovo concorso per le scuole secondarie di primo grado (terzo anno) e di secondo grado, ideato dalla nostra Carla Vetere (AICC "Antico e Moderno") offre ai ragazzi un modo diverso per scoprire la Costituzione della Repubblica Italiana.

Un convegno internazionale sul teatro in prospettiva comparata

All'università "L'Orientale" di Napoli, dal 26 al 28 maggio, un importantissimo Convegno Internazionale sul teatro, antico e moderno, in prospettiva comparativa. Invitiamo tutti i soci e gli appassionati a partecipare, anche via zoom. In a song-culture, every...

Ἀεί τι καινὸν ἡμέρα παιδεύεται

(Euripide)