Che cosa dobbiamo farne del Fantasy? Questa la domanda provocatoria a cui hanno tentato di rispondere gli studiosi intervenuti al seminario “Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy” organizzato dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”, in collaborazione con l’associazione culturale Calliope. L’evento, terzo appuntamento nella programmazione estiva del museo, ha avuto luogo nelle giornate del 30 e del 31 luglio presso il Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma.
Evidente è il debito che il Fantasy ̶ che per sua natura si nutre di una narrazione irreale e imaginifica ̶ ha nei confronti del mito fin dagli albori. Frutto di questo felice sodalizio sono state svariate opere di indiscutibile valore letterario, primo tra tutte il capolavoro tolkieniano, il cui studio critico e sistematico ha aperto la strada alla rivalutazione dell’intero genere. Infatti, nell’esatto momento in cui si è smesso di considerare la narrativa fantastica solo come una produzione leggera adatta a un pubblico poco colto e si è cominciato a rivolgere ai testi domande diverse ̶ le domande giuste ̶ , ci si è accorti che questi avevano da dire molto di più di quanto non sembrasse in superficie. Tra le maglie delle trame si sono trovati livelli di intertestualità profondi e molto accurati nei rimandi, come l’inaspettato sapore epicureo della “polvere” della trilogia Queste oscure materie di Pullman o i chiari richiami classici e biblici nella costruzione della figura del leone Aslan nelle Cronache di Narnia.
Eppure, si rileva ancora una certa diffidenza nel rendere la narrativa Fantasy un oggetto di studio serio e scientifico, proprio in ragione della sua natura di fabula ̶ racconto favoloso. Simili critiche, del resto, sono toccate anche al mito, che ancora oggi spesso e volentieri si trova a essere messo in discussione. A tal proposito, sembrano significative le parole che Maurizio Bettini ̶ Professore di Filologia classica all’Università di Siena ̶ propone in un suo recente contributo: «Da un lato sta un discorso, definito “mitico”, che spesso si presenta troppo bizzarro o inverosimile per essere accettato così com’è […]. Dall’altro lato, però stanno dei lettori che, in qualche modo, non vogliono o non possono rassegnarsi all’idea che il mito sia solo e soltanto questo. […] Detto ciò, che cosa dobbiamo farne dei “miti”?[1]».
Tra i parametri fondamentali che l’autore propone di considerare per provare a rispondere a quest’ultima domanda spicca quello della «significatività» di un fenomeno, che ne definisce, appunto, l’efficacia e la qualità nella trasmissione dell’informazione. In questo senso, i diversi miti sono «efficaci» per diverse comunità o per delle loro parti perché, al di là della mera matrice narrativa, hanno anche una fondamentale funzione culturale. Ci si è chiesti se il Fantasy, con le sue prerogative, possa analogamente considerarsi «efficace» per qualche comunità o in qualche contesto.
La fascinazione dell’irreale e del magico non ha né età, né grado d’istruzione. Per questo motivo, tale genere, pur rivelando un’innegabile complessità intrinseca, riesce comunque a essere accessibile, e anzi trova ampio favore, anche tra i “non addetti ai lavori” e tra i più giovani. Lungi dal parlare di una narrativa di banalizzazioni, la capacità di un testo di offrirsi in modo stratificato a un pubblico eterogeneo va considerata piuttosto un valore. Il Fantasy non avrà le funzioni culturali del Mito o il valore documentale della Storia; tuttavia, quando un autore di un fantasy-storico, Livio Gambarini, ci racconta degli accorati ringraziamenti di alcuni studenti che attraverso le sue pagine si sono appassionati, o hanno semplicemente “capito”, la storia e la mitologia, viene da chiedersi se questa non possa considerarsi una qualche forma di «efficacia» da tutelare.
Lo stesso discorso vale, del resto, per tutti quei mezzi di formazione non convenzionali ̶ il fumetto, il gioco da tavola e il videogioco ̶ che spesso non vengono considerati degni di uno studio critico e serio ma che durante il convegno in oggetto hanno trovato uno spazio adeguato. Laddove fumetti come Tex o Martin Mystère costruiscono un immaginario che esplicitamente strizza l’occhio alle più svariate mitologie, giochi di ruolo come Lex Arcana fanno un significativo sforzo di ricostruzione del mondo antico grazie al puntuale rimando alle fonti greche e latine, nel tentativo di offrire insieme al piacere ludico anche contenuti didatticamente validi.
Il dibattito sul ruolo che il Fantasy, in tutte le sue forme, possa ricoprire nel panorama degli studi è senz’altro molto complesso e non può esaurirsi nello spazio di un articolo o in un paio di giornate di convegno; perciò non abbiamo una risposta alla domanda d’apertura. Abbiamo però una pluralità di studiosi con diversi contributi e diversi punti di vista che per il terzo anno di fila hanno ritenuto l’appuntamento annuale del Museo delle Religioni un importante momento di scambio e arricchimento per se stessi e per le proprie discipline. È un inizio.
[1] M. BETTINI, Mito in Con i Romani. Un’antropologia della cultura antica a cura di Maurizio Bettini e William M. Short, Il Mulino, Bologna, 2014, pp. 92-93.


