La cerimonia del premio Frazer sul nostro canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=PGYZwWRzljc
«Anzitutto, al di là del razionale, esisteva una categoria più importante e valida, quella del significante, che è la più alta maniera d’essere del razionale»[1] il tributo che con queste parole Claude Lévi-Strauss – uno dei più grandi antropologi del ‘900 – dedica alla linguistica e, nello specifico, allo studio dei significanti della lingua, ci offre un interessante spunto da cui partire per provare a restituire quanto detto e condiviso durante la terza edizione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni. Curiosamente, in latino esistono due termini “fratelli” (omografi e tali da differenziare solo per la quantità vocalica) i quali, evocano due valori irrinunciabili che i fruitori hanno portato a casa dall’evento: lĭbĕr (“libro”) e lībĕr (“libero”).
Il primo lĭbĕr impersona quello che è stato il protagonista della manifestazione la quale, tra il 9 e il 12 settembre, ha impreziosito la programmazione estiva dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”. Infatti, nelle quattro giornate di convegno i diversi studiosi hanno presentato i propri contributi alla ricerca, nella forma di saggi e manuali. Le aree disciplinari toccate hanno spaziato dalla storia delle grandi religioni monoteiste, al mito e all’antichità greco-latina fino al medioevo e al mondo indiano; eppure, tutte le differenti aree tematiche hanno trovato un comune canale di comunicazione nell’approccio adottato: quello antropologico.
Così, per esempio, in ambito cristiano Edmondo Lupieri (Loyola University – Chicago) ha rilevato nel volume[2] di Laura Carnevale (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) una svolta metodologica in direzione «trans-religiosa» – in quanto si è passati dalla canonica analisi di uno o più versetti della Bibbia all’attenzione a personaggi o eventi. Sonia Macrì (Università degli Studi di Enna “Kore”), d’altro canto, ha spiegato il successo del suo Narciso[3], con la capacità del mito classico di affrontare questioni «trans-culturali», come quella dell’identità. Nondimeno, le ricerche[4] in nord Etiopia di Virginia de Silva (Sapienza Università di Roma) ci raccontano di corpi e costruzioni di corpi lontanissime dal nostro sentire e al contempo in qualche misura familiari. È evidente, dunque, come l’approccio antropologico miri all’analisi, o alla rianalisi, di narrazioni anche molto distanti nel tempo e nello spazio per andare “oltre” (trans) il loro contesto d’origine e consentire a chi vi si avvicina di mettere in discussione i propri valori grazie all’incontro/scontro con cosmologie altre.
Usiamo il termine cosmologie in modo non casuale, bensì in omaggio a Maurizio Bettini, Direttore del centro Antropologia e Mondo Antico di Siena, che durante il convegno in oggetto è stato insignito del premio “James G. Frazer” per l’anno 2021 da parte del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” e dall’Associazione Italiana di Cultura Classica. Nell’Introduzione al volume presentato al pubblico, l’autore infatti scrive: «Potremmo anche dire che queste categorie culturali, le quali sovraintendono (o meglio sottointendono) al narrare, costituiscono alcuni nuclei della cosmologia che è propria del narratore, la sua maniera di rappresentare il mondo che lo circonda e soprattutto di rappresentarsi dentro di esso»[5].
Sostenere che il lĭbĕr sia stato il protagonista dell’evento, non significa solo fare un’associazione simbolica per cui al “libro” corrispondono le nozioni di cui quell’oggetto si fa portatore. Preme invece sottolineare come grazie all’acquisto, allo scambio e alla consultazione fisica dei volumi in loco, sia stato possibile creare una rete di relazioni tra i partecipanti, tale da ampliare lo stretto circolo degli “addetti ai lavori” e favorire, di contro, il dialogo tra discipline diverse e livelli di formazione differenti. Una precisazione non superflua, se si considera che anche il consorzio dei Castelli Romani, sul cui territorio ha avuto luogo l’evento, è nato come un sistema di biblioteche: «il Consorzio è frutto della volontà di lavorare insieme: siamo partiti dai libri che sono stati messi in comune» spiega Giacomo Tortorici, direttore del Consorzio dei Castelli Romani.
Non è difficile scorgere dietro questi dati la convinzione che l’apprendimento e il progresso si nutrano non soltanto di un’approfondita ricerca individuale, ma anche e soprattutto di un continuo scambio di saperi che passi anche attraverso la condivisione di oggetti e spazi fisici. Quanto questo sia fondamentale, ce l’ha mostrato per contrasto il Covid 19 e ancor più ne prendiamo consapevolezza ora che a piccoli passi tentiamo di ritrovare una sorta di “normalità”. In tal senso, le giornate del Festival sono state tanto più di valore, quanto più sono state in grado di offrire ai partecipanti l’opportunità di un dialogo vis-à-vis. Hanno inoltre arricchito e completato i momenti di condivisione una rosa di attività ulteriori: dalla visita alle splendide località del territorio, quali Ariccia, Nemi e Castel Gandolfo, fino alla messa in scena di spettacoli performativi ad opera del Laboratorio Teatrale Drammatico del Liceo Classico “Ugo Foscolo” di Albano Laziale.
Il lĭbĕr, dunque, si rivela al contempo luogo del sapere e luogo d’incontro, motivo di relazione, che talora può divenire perfino legame. Della sincera amicizia che può nascere tra studiosi, del resto, è stata data aperta testimonianza da parte dello stesso Bettini e da Giulio Guidorizzi (Università degli Studi di Torino), detentore del premio “James G. Frazer” per l’anno 2020. Durante il passaggio di investitura, infatti, quest’ultimo ha esplicitato la stima intellettuale e l’affetto nutriti nei confronti del collega senese, frutto di un felice sodalizio di ideali e della passione comune nei confronti della materia dei propri studi. «La gioia e il piacere di studiare sono la fonte prima di ogni produzione intellettuale: studiare quello che mi piaceva mi ha fatto sentire libero e la stessa libertà l’ho lasciata ai miei allievi». Con le belle parole spese da Giulio Guidorizzi nel rievocare il suo lavoro accademico – che consideriamo una sorta di augurio -, torniamo circolarmente all’incipit di questo scritto, ritrovando quel lībĕr che finora era stato lasciato in sospeso. Sentirsi liberi di studiare ciò che si ama pare, quindi, un valore non meno prescindibile dell’oggetto dello studio stesso. Da questo Festival non ci portiamo a casa solo un nutrito bagaglio di “libri” fisici e non, ma anche la consapevolezza che la ricerca non è fatta solo di libri, appunto, ma anche e soprattutto di persone.
In calce, è doveroso un ringraziamento a tutti gli enti che hanno reso possibile la realizzazione di questa splendida manifestazione a cominciare da quelli che hanno collaborato all’organizzazione del Festival, quali l’Associazione Italiana di Cultura Classica – Delegazione “Antico e Moderno” e l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente. Hanno inoltre offerto il loro patrocinio all’evento i seguenti enti culturali e di ricerca: Centro Interdipartimentale di Studi AMA – Antropologia del Mondo Antico dell’Università degli Studi di Siena, Consulta Universitaria per la Storia del Cristianesimo e delle Chiese, Fondazione “Ignazio Buttitta”, ICSOR – International Center for the Sociology of Religion, Progetto ERC NeMoSanctI – New Models of Sanctity in Italy (g.a. 757314, Università di Torino), Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università degli Studi di Perugia, Simbdea – Società italiana per la Museografia e i Beni Demoetoantropologici e la Società Italiana di Storia delle Religioni.
[1] Claude Lévi-Strauss, Tristi Tropici, traduzione di B. Garufi, Il Saggiatore, Milano, 2015, p. 47.
[2] Laura Carnevale, Obbedienza di Abramo e sacrificio di Isacco. La ricezione di un racconto violento tra giudaismo e cristianesimo antico, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2020.
[3] Narciso: la passione dello sguardo. Variazioni sul mito, a cura di Sonia Macrì, Marsilio, Venezia 2020.
[4] Virginia de Silva, La disabilità tra riabilitazione e abilitazione sociale. Il caso dei Gudat Akal a Mekelle e Vukro, Sapienza Università Editrice, Roma 2019.
[5] Il sapere mitico. Un’antropologia del mondo antico, a cura di Maurizio Bettini, Einaudi, Torino 2021.


