Ad aprile e maggio, nelle scuole secondarie italiane, è periodo di adozioni di libri di testo. E pur nel misurato settore del liceo classico – poco più del 6% degli studenti: quasi un settore ‘di nicchia’, direbbe un editore – il panorama delle pubblicazioni per studenti (e insegnanti) è ampio e variegato. Molti i manuali di pregio, moltissimi i volumi di grande spessore, che offrono materiali approfonditi di grammatica, di storia, di letteratura greche e latine. Eppure, in un quadro così confortante, a sfogliare le centinaia di pagine della maggior parte dei manuali, districandosi tra puntuali rassegne critiche, dettagliati quadri storici, pregevoli esercizi, commenti approfonditi e mappe concettuali, ci si accorge, forse amaramente, che manchi qualcosa di essenziale.
L’insegnamento antico, dai tempi di Pericle, e ancora per molti secoli dall’età umanistica in poi, fu caratterizzato da uno scopo prettamente – se non esclusivamente – etico. Si leggevano i testi di oratori, storici e poeti perché quei testi comunicavano valori e saperi. Si studiava la storia perché dalla storia si potesse imparare. Poi, nel novecento, la pratica scolastica e le teorie della didattica sono state ‘investite’ – e giustamente, visto gli errori e persino le aberrazioni cui la scuola ‘etica’ aveva portato – da un pensiero critico che si è concentrato, in particolare nel liceo classico e nello studio del mondo antico, su ben altri aspetti. Altre le priorità e le parole d’ordine emerse dagli ultimi decenni: il metodo, l’analisi, le strategie narrative, le conseguenzialità storiche, e in generale tutti quegli aspetti linguistici, letterari e storici che sviluppano (o svilupperebbero) nei ragazzi quelle competenze logiche e metodologiche così importanti nel mondo del lavoro.
E l’etica? Quello che fu il fine prioritario dell’insegnamento antico (e, in realtà, anche di quasi tutta l’arte antica, il cui scopo paideutico è ben noto) sembra, oggi, nei nostri testi e, probabilmente, nella più diffusa pratica didattica, largamente assente.
Se si chiedesse ai nostri studenti quali sono i problemi etici affrontati dai principali autori greci o latini studiati in un quinquennio, non sono sicuro che molti indicherebbero in Esiodo, Eschilo o Cicerone il nodo della giustizia; in Sofocle o Sallustio quello dell’onestà; in Virgilio o in Orazio quello della felicità e del dolore. Nella maggior parte dei testi su cui studiano i nostri ragazzi, questi enormi temi etici, antichi e moderni, sempre attuali, sono sì presenti, ma in misura forse minore, ingiustamente e improduttivamente, rispetto ad altri approcci critici.
Tutto ciò è ancor più evidente nei manuali di lingua e nei relativi esercizi: le frasi proposte agli studenti, spesso, incarnano un sapere etico antico sul quale, al di là del mero esercizio analitico della traduzione (certamente preliminare), varrebbe la pena di soffermarsi a riflettere. Non per idealizzarlo, ovviamente, come è stato maldestramente fatto in altri secoli, né per demonizzarlo ciecamente (pensiamo ai deliri della cancel culture), ma per ragionarvi in senso aperto, antropologico, sottolineando differenze e analogie, per sviluppare un senso etico che, forse, nei nostri tempi, sta divenendo ancor più urgente di altre competenze.
Che cos’è il piacere? E l’amicizia? E il rispetto? E come si sono trasformati questi valori nel tempo? Ha ancora senso, oggi, parlare di “virtù”? E quali potrebbero essere le “virtù” del terzo millennio? Gli autori greci e romani hanno pensato i loro testi, spesso, per riflettere prioritariamente proprio su questi temi, che oggi sembrano invece relegati nel dimenticatoio. Si traducono frasi e brani ricchi di saggezza, senza soffermarvisi; si studiano opere fondamentali, senza sottolinearne la portata morale; si studia la storia senza coglierne gli spunti paradigmatici.
L’etica degli antichi, invece, può ancora essere un punto di riferimento nel nostro sistema formativo, in particolare per ragazzi che stanno costruendo il loro universo di valori: per riflettere sui grandi problemi di oggi, dell’individuo e della società. Non dimentichiamoci l’etica.
Una lezione di Rainer Weissengruber sulla latinità nell’antica Austria
Giovedì 18 dicembre 2025, ore 17.30, nelle Sede romana dell’Associazione „Antico e Moderno“, via Prenestina 94 Roma Siamo lieti di invitarvi alla Conferenza del Prof. Rainer Weissengruber „Gli ultimi anni della presenza dei Romani nelle terre del Noricum Ripense“...


