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Apologia del neogreco

di Cristiano Luciani

21 Settembre 2022

Una giornata di studi (il 16 novembre all’università di Tor Vergata, Roma) e un PCTO (da febbraio) per inaugurare una nuova cattedra di neogreco.

La Grecia costituisce senza dubbio un caso particolare nella storia culturale europea, perché la cultura dell’antica Grecia è una realtà, non una costruzione immaginaria realizzata a fini nazionalistici e il legame tra lo Stato greco moderno e la Grecia antica è un dato di fatto, soprattutto in virtù della loro lingua comune. È curioso rilevare la freschezza di certe parole del greco antico che sono ancora in uso oggi nel linguaggio quotidiano

1. φρήν “cervello”: φρενοβλαβής “disturbato (mentale)”
2. Αυδή “voce”: άναυδος “svociato”.
3. Ύλη “bosco”: υλοτόμος “taglialegna”.
4. Φάος “luce”: φαεινή ιδέα “idea brillante”.
5. Δόρπος “pasto (serale)”: επιδόρπιο “dessert”
6. Δέρκομαι “vedere”: οξυδερκής “perspicace”.
7. Πέλωρ “mostro”: πελώριος “mostruoso”.
8. Θαμαί “spesso” (avv.): θαμώνας “frequentatore abituale”.
9. Λαᾶς “pietra”: λα-τομείο “cava” e Λα-ός “popolo” dalla mitologia (Deucalione e Pyrra che ripopolano la terra gettando delle pietre dietro di loro)

Si potrebbe continuare molto a lungo, sfogliando lessici e individuando corrispondenze fra antico e moderno. Innanzitutto è utile sottolineare, senza pose di partigianeria, che l’apprendimento del greco moderno presenta notevoli vantaggi per gli studenti e studiosi di greco antico. Nonostante la continuità con l’antico non sia esplicitamente negata dai classicisti, ancora fa difetto la coscienza dell’esperienza greca vista dall’interno, dalla dimensione autoctona. Innegabile, per esempio, è l’ausilio del neogreco per chi voglia semplicemente lettere i vangeli; Lo studio del greco ellenistico, o della koinè, sempre più fiorente dall’inizio del secolo, ha portato il greco moderno sempre più sotto gli occhi dei filologi classici. Avendo insistito per circa vent’anni sull’utilizzo del greco moderno per la filologia ellenistica, posso rivendicare un certo credito se si ammette che la conoscenza del greco moderno è ora indispensabile per gli studi ellenistici; ma i filologi riconoscono questa nuova esigenza solo con riluttanza ed esitano ad acquisire una conoscenza completa del greco moderno come richiede lo studio della koinè.
Da un punto di vista più strettamente filologico (e chi si occupa di filologia neogreca sa che dovrebbe avere una buona esperienza di greco antico e bizantino) il greco moderno continua il greco antico e lo spiega meglio. Il greco bizantino collega il greco moderno all’antico, ma si serve a sua volta del greco moderno per diventare accessibile i filologi classici. Che il greco moderno sia indispensabile perché classicista possa leggere agevolmente gli autori bizantini pare ormai che sia riconosciuto da tutti. Basti ricordare che perfino il grande maestro Karl Krumbacher incorse in un grave errore a proposito della parola παγίδες, comune in neogreco specialmente nella forma παγίδια, che significa “costole”, e che gli confondeva con la parola παγίδες “trappole” dalla quale molto probabilmente deriva. Quella fonte inesauribile di notizie erudite che sono i commentari ad Omero di Eustazio di Tessalonica e che interessano ugualmente gli studiosi di greco antico di bizantini e di neogreco resterà per non piccola parte oscura se non si avrà una buona conoscenza del greco moderno. L’altro vantaggio del neogreco concerne la continuità delle tradizioni popolari, che possono spiegare etimi che non sono contenuti nei lessici, ma che si ritrovano in testimonianze orali moderno. Anche qui diventa legittima la comparazione in entrambi sensi dall’antico e moderno del moderno all’antico.

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