Il confronto con altri orizzonti aiuta sempre a guardare le cose in modo diverso, nuovo, spesso illuminante.
Nell’attività di orientamento in entrata per l’ultimo anno scolastico ho avuto modo di incontrare, in numerosi momenti, colleghi di altri indirizzi di studio, non solo liceali, con i quali non è mancata l’occasione di proficue conversazioni. Proprio da questi scambi di esperienze didattiche e culturali nasce una riflessione su uno dei temi più dibattuti che riguarda l’indirizzo classico, quest’anno quanto mai attuale, visto il (seppur) lieve calo degli iscritti, soprattutto al centro nord. Che cosa renda infatti meno ‘appetibile’ il liceo classico, rispetto ad altri indirizzi di studio, può rivelarcelo, forse, il confronto con molti altri licei e istituti (quasi tutti), sul terreno di una didattica che, al liceo classico, davvero è carente: le esperienze che potremmo definire ‘sul campo’, ‘laboratoriali’ o ‘applicate’.
Basta guardare alle pratiche didattiche degli altri indirizzi di studio per rendersi conto che, ormai, il momento concreto, organizzativo, laboratoriale, in una parola ‘pratico’ delle discipline insegnate, soprattutto di quelle caratterizzanti, è divenuto un momento fondamentale. Stage, campi studio, laboratori, ed altre esperienze di diversissimo tipo, coinvolgono gli studenti (e i docenti!) almeno in due momenti ogni anno scolastico, per tre o quattro giorni, con risultati – mi raccontano – ottimi sia dal punto di vista didattico (maggiore partecipazione e comprensione di argomenti e metodi) sia umano (compattamento del gruppo classe, rapporto docenti-studenti). Conoscere quali siano le consuete e previste esperienze di questo o quell’istituto, anzi, è, in genere, uno degli interessi fondamentali dei nuovi iscritti, spesso alla base proprio delle scelte future.
“Ma il liceo classico – si dirà – è una scuola basata su discipline teoriche, che poco hanno a che fare con stage o laboratori”. È vero. O, almeno, è vero per come fu pensato, ormai cento anni fa, questo indirizzo, pur con tutte le trasformazioni intercorse. Ma forse, si potrebbe ribattere, è proprio questo aspetto quello che oggi, più che mai, risulta di meno appeal per i ragazzi. E per le famiglie. L’impostazione ‘teorica’ del liceo classico è un presupposto formativo indiscutibile. Ma è possibile far percepire agli utenti, iscritti e potenziali, quale ricchezza costituisca la preparazione dell’indirizzo classico, anche e proprio nelle sue ricadute pratiche, nelle prospettive laboratoriali e applicate? Sarebbe utile destinare – qualche conto va pur fatto – un centinaio di ore, sulle oltre 1700 di un quinquennio (sommando alle materie letterarie del biennio le ore di latino e greco del triennio) per realizzare esperienze formative e culturali pratiche, che offrano ai ragazzi la possibilità di applicare metodo e contenuti relativi a quel che stanno studiando (il famoso “saper fare”)?
Non si tratta solo, ovviamente, di declinare accortamente le (poche) esperienze di PCTO (ex ASL) congruenti con l’indirizzo, ma di istituzionalizzare ciò che, in altri indirizzi, è apparso già da tempo fondamentale.
La prospettiva, a mio avviso, sarebbe ampiamente proficua, e le possibilità che anche l’indirizzo di studio classico può riservare ad un orizzonte applicato potrebbero regalare interessantissime sorprese.
Ho provato, così, ad immaginare qualche ipotesi di applicazione delle discipline caratterizzanti il liceo classico, per stimolare una riflessione che, spero, possa portare un contributo di rinnovamento (e di potenziamento) di questo indirizzo di studio:
– campi archeologici e storico-artistici, nei territori sede dell’istituto
– organizzazione di una performance drammaturgica, in tutti i suoi momenti
– organizzazione di una bibliografia su un tema o un autore
– realizzazione di un sito o un video su un autore o un tema
– organizzazione di una mostra o evento
Queste, mi sembra, sono solo alcune delle tipologie di esperienze pratiche nelle quali i ragazzi potrebbero collaudare e sperimentare le competenze e conoscenze apprese nel percorso formativo. Tre o quattro giorni, due volte l’anno, nei quali le nozioni e il metodo delle lingue classiche, della storia antica e dell’italiano diventano cultura nelle idee e nelle mani dei ragazzi. Stimolati e guidati dai docenti.
Un altro modo, forse, di pensare il liceo classico. E di riflettere per cercare di comprendere – e compensare – quel che manca al liceo classico del terzo millennio.
Una lezione di Rainer Weissengruber sulla latinità nell’antica Austria
Giovedì 18 dicembre 2025, ore 17.30, nelle Sede romana dell’Associazione „Antico e Moderno“, via Prenestina 94 Roma Siamo lieti di invitarvi alla Conferenza del Prof. Rainer Weissengruber „Gli ultimi anni della presenza dei Romani nelle terre del Noricum Ripense“...



